Per il secondo anno consecutivo, la Tesla Model 3 e la Model Y si sono aggiudicate i primi due posti nell'indice annuale "Most American-Made" di Cars.com — un titolo che il marchio ha mantenuto per quattro degli ultimi sei anni. Ma sotto i titoli patriottici si nasconde un sistema di classificazione sfumato che premia più che le semplici linee di assemblaggio finali.
The @Tesla Model 3 and Model Y have just been named the #1 and #2 Most American-Made vehicles for 2026 by https://t.co/8eBlPTqKpL. This includes EVs & Gas cars🇺🇸
— Sawyer Merritt (@SawyerMerritt) June 23, 2026
This is the sixth year in a row that Tesla has claimed the most American-made vehicle. pic.twitter.com/rFtnaC1Urz

Tre fatti fondamentali che la maggior parte dei proprietari non conosce
1. Il punteggio non riguarda il "patriottismo" — riguarda la matematica della catena di approvvigionamento.
Cars.com valuta cinque fattori: il luogo di assemblaggio finale, la percentuale di parti statunitensi/canadesi, i paesi di origine per motori e trasmissioni, e la dimensione della forza lavoro manifatturiera statunitense. Per i veicoli elettrici, l'assenza di un motore/trasmissione tradizionale semplifica il punteggio — Tesla può procurarsi motori e pacchi batteria a livello locale, aumentando la sua percentuale di contenuto domestico ben al di sopra della maggior parte dei veicoli ICE. Infatti, la Model 3 e la Y raggiungono costantemente circa il 75% di parti statunitensi/canadesi, mentre molti marchi "americani" come Jeep si aggirano intorno al 60%.
2. Il team di Fremont-Austin è importante.
La Model 3 è costruita esclusivamente a Fremont, California (l'ex impianto NUMMI), mentre la Model Y divide la produzione tra Fremont e Austin, Texas. Questa strategia a doppio sito non solo aumenta il numero totale di lavoratori statunitensi (un fattore nel punteggio) ma dà anche a Tesla la flessibilità di modificare il contenuto locale per fabbrica. Ad esempio, le Model Y costruite ad Austin utilizzano celle 4680 interne e pacchi batteria strutturali, che sono contati come parti domestiche — un trucco che la metodologia di punteggio non penalizza.
3. La scala a 100 punti ha un criterio di spareggio segreto: il peso.
Quando due veicoli hanno punteggi identici, quello più pesante si classifica più in alto — una regola bizzarra che in realtà favorisce i veicoli elettrici più pesanti e i grandi SUV. Questo è il motivo per cui la Model Y (più pesante della 3) quest'anno non ha superato la 3; la 3 ha ottenuto un punteggio leggermente superiore su altri fattori. Nel frattempo, la Jeep Gladiator e la Grand Cherokee, entrambe pesanti e con un alto contenuto domestico, si sono classificate al terzo e quarto posto, dimostrando che il sistema non è orientato solo verso i veicoli elettrici — è solo che i veicoli elettrici attualmente eccellono nella categoria dell'approvvigionamento dei componenti.
Il Dibattito: Questa Lista è una Vera Misura di "Americano" – o Solo una Metrica?
✅ L'argomento pro‑Tesla:
I sostenitori sottolineano che Tesla impiega oltre 40.000 lavoratori negli Stati Uniti, paga salari competitivi e ha investito miliardi in gigafactory nazionali. La lista di Cars.com riflette oggettivamente dove vengono prodotti i componenti e chi li costruisce — senza ambiguità sulla sede centrale aziendale o pregiudizi sulla ripatriaione dei profitti. Per gli acquirenti che tengono a sostenere i posti di lavoro locali, questo è quanto di più concreto si possa ottenere. Inoltre, le ripetute vittorie di Tesla mettono a tacere i critici che affermano che i veicoli elettrici sono "dipendenti dall'estero" — i dati dimostrano il contrario.
❌ Il contro-argomento scettico:
I critici sostengono che la lista ignora l'allocazione dei profitti e la localizzazione della ricerca e sviluppo. Tesla è un'azienda con sede negli Stati Uniti, ma molti dei suoi chip semiconduttori e materie prime (litio, cobalto) provengono dall'estero. Ancora più importante, la classifica non fa differenza tra una parte assemblata negli Stati Uniti da sottocomponenti stranieri e una che è veramente prodotta a livello nazionale. Alcuni notano anche che la metodologia favorisce pesantemente i veicoli con meno parti in movimento — dando ai veicoli elettrici un vantaggio intrinseco rispetto ai camion ICE, anche se marchi americani tradizionali come Ford e Chevrolet hanno legami storici più profondi con l'industria manifatturiera statunitense. Il fatto che marchi giapponesi e coreani (Honda, Toyota, Hyundai) occupino la metà dei primi 20 posti solleva anche dei dubbi: costruiscono molte auto negli Stati Uniti, ma i profitti fluiscono all'estero. Questo conta ancora come "americano"? La lista dice di sì, ma alcuni acquirenti la pensano diversamente.
Cosa succederà – Tesla rimarrà in testa?
Guardando al futuro, la lista potrebbe diventare più competitiva. La prossima Explorer elettrica di Ford e la Silverado EV di Chevy sono costruite negli Stati Uniti con un alto contenuto locale, ed entrambe potrebbero sfidare il dominio di Tesla. Nel frattempo, i piani di Tesla per una nuova "gigafactory" in Messico (se finalizzati) potrebbero spostare la produzione lontano dal suolo statunitense, potenzialmente abbassando i punteggi dei modelli lì prodotti. Tuttavia, con l'espansione della capacità di Austin e Fremont, Tesla rimarrà probabilmente un top contender per anni.
Sul fronte politico, eventuali futuri cambiamenti all'accordo commerciale tra Stati Uniti, Messico e Canada o alle regole di credito d'imposta per i veicoli elettrici potrebbero rimodellare il modo in cui viene calcolato il "contenuto domestico" — e Cars.com ha già dimostrato di modificare occasionalmente la sua metodologia. Per ora, i proprietari di Model 3 e Y possono sventolare con orgoglio la bandiera, ma la vera storia è come la definizione di "americano" continua ad evolversi con la transizione elettrica.
















